Amore è stare divisi dentro la stessa bolla

È la bolla, la sfera incantata della loro intimità, della loro uni­cità, il luogo della loro verità, del­la loro fedeltà, della loro felicità. Il luogo in cui si danno tutto ciò che desiderano. Ma, al suo inter­no, essi devono restare personali­tà distinte, libere, con propri gu­sti, proprie esperienze di vita, in modo da avere tante cose da rac­contare all’amato. E devono pos­se­dere propri punti di vista per di­scutere. Nella bolla gli amanti non sono due fratelli siamesi, re­stano separati ma, poiché si ama­no e sono totalmente comple­mentari l’uno all’altro, si cerca­no, si desiderano. Il grande amo­re è fatto a un tempo della man­canza e della sua eliminazione, della distanza e dell’abbraccio che l’annulla. Non può esserci de­siderio e quindi felicità senza la mancanza e, a ogni incontro, hanno l’esperienza sublime di trovare ciò che hanno sempre cer­cato, esattamente come la prima volta che si sono innamorati.

L’amore non è uno «stato» co­me una lastra di marmo, ma un sistema ricco di energia quindi è fatto da onde come il mare, come la luce. Il desiderio nasce dalla di­stanza, una distanza che si crea ogni volta grazie alla diversità, alla autonomia e alla libertà dei due amanti e che si colma ogni volta attraverso l’incontro. E in ogni incontro essi si reinnamora­no. L’amore dura solo reinnamo­randosi continuamente. Nel grande amore totale in ogni in­contro, anche dopo moltissimi anni, i due amanti si dicono che non avrebbero mai immaginato che fosse possibile provare un piacere simile a quello che stan­no provando. Il grande amore è una continua stupefacente sco­perta.

(F.Alberoni)

Annunci

Questa è la storia di una Principessa…..

Questa è la storia di una Principessa
vissuta centinaia d’anni or sono
nel regno in cui con la maggiore età lei stessa
sarebbe stata destinata al trono.

 Un regno questo assai particolare,
avente come legge ben precisa
cui ogni abitante deve sottostare,
solo una frase sull’entrata incisa:
“Chiunque abbia paura non può entrare”.

 Passanti e cavalieri incuriositi
chiedevano alle guardie spiegazioni
sul perché di quella legge strana,
quasi razzista per gl’intimoriti.

 Ed il motivo era ch’ogni regno
presente sopra tutto il continente
aveva scelto un distintivo segno
che caratterizzasse la sua gente.

 “Questo ad esempio è il Regno di Coraggio”,
dicevano le guardie dell’entrata,
“a cento miglia c’è il Regno del Saggio,
poco più avanti il Regno di Risata,

 C’è anche il grande Regno di Tristezza,
che ha per abitanti gli infelici,
e pure quello della Sicurezza,
in cui non sono ammessi gli indecisi…”

 Come voi tutti v’immaginerete
non era questo il posto più abitato,
seppur chiunque dentro si trovasse,
avesse il suo coraggio dimostrato

 uscendo nelle notti di tempesta
e massacrando draghi e mostri vari,
portando come prova delle gesta
uno dei loro artigli micidiali.

 Il Re con la Regina di Coraggio
sceglievano così i nuovi abitanti,
finché poi venne un giorno, il 10 maggio,
in cui fecero riunire tutti quanti.

 Quel giorno lì la bella Principessa
sarebbe diventata maggiorenne,
ma la sovranità, per essere concessa,
l’avrebbe dover vista uscire indenne
da una prova di coraggio assai complessa.

 Come tutti gli abitanti del suo regno,
anzi di più, per dare il buon esempio,
doveva vincer tutte le paure
andando fuori a compiere lo scempio
su draghi, mostri, orchi e bestie oscure.

 Però la Principessa, poverina,
era sì dolce, bella e generosa,
ma per il dispiacer dei genitori
era di tutto fuor ché coraggiosa.

 Tra mille pianti e inutili preghiere,
dette da lei per non dover partire,
le diedero una spada e un’armatura
e poi dal regno la fecero uscire.

 “Riportami un artiglio, figlia mia”
le disse il Re vedendola partire
“questa è la legge, quindi così sia,
da questa prova dipende il tuo avvenire”

 Così partì per posti sconosciuti
uditi solamente nei racconti,
e vide i boschi, i laghi, le pianure,
le spiagge bianche, le colline, i monti.

 Durante il suo percorso incontrò un drago
e quasi svenne avvolta dal terrore,
finché poi l’animale crollò al suolo,
visibilmente scosso dal dolore.

 La Principessa, incerta sul da farsi,
fece per andar via, ed anche lontano,
ma dopo avere fatto pochi passi,
ci ripensò e s’avvicinò pian piano…

 “Che stai facendo qui, vattene via,
sei diventata matta, ragazzina?
Ritorna svelta a casa, bella mia,
Prima che mi ti mangi a colazione!”

 “Ma, ma tu parli?!Come è mai successo?
I draghi sono bestie senza cuore,
sputano fuoco e fiamme, e mi hanno detto
che sanno solo mordere e ringhiare!”

 “Con chi hai parlato, giovane fanciulla?”
Le chiese il drago, quasi divertito,
“di ciò che hai detto non è vero nulla,
noi siamo buoni e senza alcun motivo
non attacchiamo mai gli esseri umani…

 Però adesso vattene da qui,
che sono veramente innervosito
lasciami stare e poi, per cortesia,
non riferire che sono ferito…”

 “Aspetta un attimo, fammi controllare,
ma la tua zampa è stata mutilata!
Chi è stato a farti questo, amico mio,
deve per forza essere curata!

 Hai perso molto sangue, ma tranquillo,
ho una cultura medica avanzata,
adesso prendo questo, taglio quello,
ed è pronta per essere fasciata!”

 “Ma tu chi sei, coraggiosa creatura?
Sei il primo umano che si è avvicinato
senza mostrar la minima paura,
o meglio senza avermi massacrato,

 di solito chi viene al mio cospetto
piange come se fosse un ragazzino,
ed agita la spada come un matto,
mi taglia un dito e fugge disperato,

 ormai sono tre volte che succede,
ho perso quasi un arto e per che cosa?
Nessuno mi ha mai dato spiegazione
di questa usanza così misteriosa…”

 “Ora ti spiego io perché succede,”
gli disse la ragazza dispiaciuta,
“io son la Principessa di Coraggio,
ed è proprio da lì che son venuta.

 Per abitar da me la legge impone
di non aver paura di nessuno
e quindi per aver la locazione
devon per forza mutilar qualcuno,
come ad esempio un orco od un dragone”

 “Ma è una legge barbara, che orrore!”
le disse il drago triste e disgustato,
quindi è per questo che per tanti anni
i tuoi amici ci hanno torturato!

 Comunque tu mi sembri assai diversa,
sei stata buona, mi hai anche medicato,
cosa ti ha spinto a uscire dal tuo regno
per venire in questo posto abbandonato?”

 “Bè, vedi, per essere l’erede del mio regno
avrei dovuto anch’io portar l’artiglio
di un drago come prova di coraggio,
per dimostrar che non sono un coniglio…

 Non sono una ragazza coraggiosa,
e ai miei questo non è mai piaciuto,
ma adesso che ormai sono maggiorenne,
il mio destino si sarebbe compiuto

 solo portando indietro qualche cosa
che avesse dimostrato il mio valore,
così da governare tutto il regno
senza alcuna ombra di terrore.”

 “Mia dolce principessa, sta a sentire,
prendi pure un mio artiglio e torna a casa,
io guarirò e comunque sappi già,
che ti sarò riconoscente a vita.

 Finora solo tu non mi hai trattato
come una bestia immonda, un assassino
e nonostante mi costerà un dito,
sarò ben lieto di esserti vicino
donandoti il mio unghione mutilato”

 “Stammi a sentire tu, fammi il favore,
non era questo quello che cercavo,
è vero, adesso non ho più paura,
e non solo perché ti medicavo,
ma anche per il viaggio che ho affrontato.

 Quindi ho preso la mia decisione,
non tornerò nel Regno di Coraggio,
ma fonderò io stessa una nazione
in cui non serva un’omologazione.

 Vieni anche tu con me, comincia adesso
la costruzione del mio nuovo Regno
e sull’entrata sai che scriveremo?
“Benvenuti nel Regno di Te Stesso”.”

(Rossi Alessio)

Cupido, monello testardo!

Cupido, monello testardo!
M’hai chiesto un riparo per poche ore,
e quanti giorni e notti sei rimasto!
Adesso il padrone in casa mia sei tu!

Sono scacciato dal mio ampio letto;
sto per terra, e di notte mi tormento;
il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco,
brucia le scorte d’inverno
e arde me misero.

Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,
io cerco, e sono come cieco e smarrito.
Strepiti senza ritegno, e io temo che l’animula
fugga via per sfuggire te, e abbandoni questa capanna.

Wolfgang Goethe

Afrodite & Eros

Ricordare con gioia ciò che è stato, ricordando..

 
…Ricordare con gioia ciò che è stato, ricordando.. non si deve soffrire, anche se una dolce malinconia ci struggerà.
 I cammini delle persone sono tanti, le strade s’incrociano, si sfiorano, si scontrano, si ritrovano e si perdono.
Però ognuno è unico e ogni incontro per quanto possa durare è speciale,
magico dobbiamo cogliere questo, dobbiamo apprezzarlo e conservarlo dentro di noi.
 
Da "L’amuleto dell’essere, lettere dal mio mondo interiore" di Gaetano Barreca
 

Come ti amo?

Come ti amo?

Lasciami enumerare le maniere.

Ti amo con la profondità, larghezza e altezza
Che la mia anima può raggiungere quando si sente
Ai limiti dell’Essere e della Grazia ideale.

Ti amo con l’ampiezza della necessità quotidiana
Più serena, sotto il sole e a lume di candela.

Ti amo liberamente, come gli uomini lottano per la Giustizia.

Ti amo puramente, come essi sfuggono alla Lode.

Ti amo con la passione dei miei vecchi dolori, e con La fede della mia infanzia.
Ti amo con l’amore che sembravo aver perso
Con i miei santi perduti! – Ti amo con il respiro,
I sorrisi, le lacrime di tutta la mia vita – e, se Dio lo Vorrà, ti amerò ancora di più dopo la morte.
~ Elizabeth Barrett Browning ~